Recovery Plan e NextGenerationEU, a che punto siamo con il Piano italiano?

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Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), abbiamo scritto lo scorso 1 dicembre che eravamo a un punto morto. Da allora c’è stato solo qualche passo in avanti (il Piano è stato approvato lo scorso 12 gennaio dal consiglio dei ministri), ma siamo sempre in una situazione di stallo. Ecco perché:

Documento e contenuti

Quanto al documento, del PNRR (la versione nazionale del Recovery Plan) approvato dal cdm, sono apparse chiare molte delle magagne e delle osservazioni sorte già da molti mesi, poi confermate dal documento ufficiale:  i numeri appaiono poco coerenti tra loro e con i fondi (e relative tipologie) assegnati da Bruxelles all’Italia. E non ci sono progetti operativi di dettaglio, ma l’enunciazione e l’elenco di una serie di “capitoli” di spesa aggregati per le 6 macro aree corrispondenti alle linee guida dell’Unione Europea.

Iter parlamentare

Quanto al percorso che tale documento dovrà compiere in Parlamento (iniziato lo scorso 21 gennaio), esso a partire dalla commissione Bilancio girerà tutte le commissioni interessate di Camera e Senato (analogamente alla Legge di Stabilità e sue integrazioni). Ci saranno le audizioni con le categorie economiche e le parti sociali. Poi il Piano tornerà nuovamente alla commissione Bilancio. Quindi di nuovo a Palazzo Chigi dove saranno recepite le diverse proposte di modifica che saranno arrivate. Alla fine arriverà in Parlamento per la discussione e la sua approvazione definitiva.

Pertanto, è del tutto evidente che le tempistiche saranno ancora lunghe. Nel mezzo, una crisi di governo inopportuna per il momento storico e che, dopo 12 giorni dalla fiducia al Senato e poi con le successive dimissioni del presidente del consiglio, ancora sta aspettando risoluzione. In un minuetto degli attori politici irritante e incomprensibile (se non dal punto meramente personalissimo e di parte di ciascuno di loro).

Intanto i giorni passano inesorabili. La scadenza del Piano fatto e scritto con tutti i crismi richiesti da Bruxelles è fissata al 30 aprile prossimo. Anche tutto gennaio è passato, però, e domani è 1 febbraio.

La danza macabra della politichetta continua. La prossima generazione aspetta. Come sempre. Nel frattempo, è vuoto il palazzo del potere.

 

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