L’Arabia Saudita punta alla neutralità climatica entro il 2060

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Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2060 e per dominare il campo della produzione di idrogeno, il piano saudita prevede la costruzione, dal 2026, di un impianto nella città di Neom, sulla costa del mar Rosso.

Se dovesse rispettare l’obiettivo di produrre 650 tonnellate al giorno di idrogeno “verde” senza impatto sull’ambiente, diventerà l’impianto più grande del mondo.

In un mondo che farà sempre meno affidamento sui combustibili fossili è chiaro che il paese, la cui ricchezza deriva per il 60 per dal petrolio (149 miliardi di dollari), ha bisogno di trovare altre fonti di reddito.

C’è chi dubita che l’impianto sul mar Rosso dia i risultati sperati perché  il cosiddetto idrogeno “verde” – l’opzione meno dannosa per l’atmosfera che comprende l’uso di acqua ed energia rinnovabile – può essere prodotto dovunque.

“Quella dell’idrogeno è sicuramente la strada che le aziende petrolifere vogliono intraprendere nei loro percorsi di decarbonizzazione. L’idea che l’Arabia Saudita si muova in questa direzione è perfettamente sensata”, spiega Kristin Diwan, esponente dell’Arab Gulf States Institute di Washington.

L’idrogeno verde, prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua, è il combustibile meno dannoso per l’ambiente perché deriva da energie rinnovabili. Sulle coste nordoccidentali dell’Arabia Saudita ci sono luce solare e vento in abbondanza tutto l’anno per alimentare i pannelli solari e le pale eoliche. L’idrogeno blu, invece, è ricavato separando le molecole da un carburante fossile come il gas metano e richiede poi un processo di cattura della CO2 emessa. “L’Arabia Saudita scommetterà sia sull’idrogeno verde sia su quello blu”, spiega Alexandre Araman, analista della ditta di consulenza Wood Mackenzie.

Resta il fatto che l’idrogeno è difficile da produrre, da conservare e da trasportare, e probabilmente i costi restano proibitivi.

Altri paesi hanno deciso di puntare sull’idrogeno.

La Russia, per esempio, vorrebbe controllare il 20 per cento del mercato dell’idrogeno entro il 2030, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la costruzione di un impianto per la produzione di idrogeno e l’intenzione di controllare il 25 per cento del mercato entro il 2030.

Oman, Marocco ed Egitto hanno annunciato la costruzione di nuovi impianti.

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico Financial Times

Da sapere

I colori dell’idrogeno

Idrogeno verde: prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua usando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Attualmente molto costoso.

Idrogeno blu: prodotto attraverso la separazione della CO2 dalla molecola del metano e il sequestro delle emissioni di anidride carbonica che ne derivano. Attualmente la produzione è molto bassa a causa della mancanza di sistemi di cattura di CO2.

Idrogeno grigio: è il più comune, prodotto attraverso la riformazione del metano ma senza il sequestro delle emissioni.

Idrogeno marrone: prodotto attraverso la gassificazione del carbone. È il modo più economico di produrre idrogeno, ma anche il più dannoso per l’ambiente.

Idrogeno turchese: prodotto attraverso la pirolisi del metano. Il processo non emette direttamente gas serra, ma non è stato testato su vasta scala e ci sono timori per le possibili fughe di metano.

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