Nel nostro cielo un rombo di tuono, il docufilm sulla storia di Gigi Riva, venuto a mandare ieri all'età di 79 anni

Nel nostro cielo un rombo di tuono, per ricordare Gigi Riva

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Nel nostro cielo un rombo di tuono, il docufilm sulla storia di Gigi Riva, venuto a mancare ieri all’età di 79 anni.

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Gigi Riva, morto all’età di 79 anni. Riva ha trascorso gran parte della sua carriera da calciatore a Cagliari, portandolo alla vittoria dello storico scudetto del 1969/70.

Un uomo del calcio che fu che con le sue 164 reti è stato il più grande marcatore della compagine rossoblù. Un giocatore che ha fatto sognare non solo la Sardegna, ma tutta l’Italia. Quando il calcio era lo sport del popolo.

“Nel nostro cielo un rombo di tuono” è un film del 2022 diretto da Riccardo Milani. La vita e la carriera sportiva di un campione assoluto come Gigi Riva viene seguita dall’infanzia passando dai primi calci al pallone per proseguire in quella che diventerà la sua regione d’elezione dalla quale non allontanarsi più: la Sardegna.

Un calciatore che è e rimarrà nella storia dello sport più amato grazie anche al suo carattere oltre che alla sua abilità.

I documentari sempre più spesso hanno durate che sono già preordinate ai tempi di un passaggio televisivo. Quando le superano è da prevedere che verranno divisi in due parti. Non è dato sapere cosa accadrà a questo lavoro di Riccardo Milani. Quello che è certo fin da ora è che la durata, decisamente superiore alle due ore, non pesa sullo spettatore neanche per un secondo.

Potrà sembrare strano perché è notorio che Gigi Riva è, ed è sempre stato, un uomo riservato e di poche parole. Riccardo Milani però è riuscito a fargli raccontare quanto basta (vicende sentimentali escluse) e si è dotato di una messe imponente di testimonianze e materiale documentario.

Si percepisce sin da subito, grazie anche a raffinati e misurati inserti da docufiction, quanto Milani abbia amato e voluto questo progetto. Non sempre però la passione coltivata per un’idea produttiva si traduce in una comunicazione che possa parlare a tutti coinvolgendoli. Qui ci riesce in pieno.

A partire dal titolo che si rifà ad un’iperbole del mai dimenticato Gianni Brera riferita a Riva. Iperbole appunto perché se c’è stato un campione schivo che non faceva rumore con atteggiamenti roboanti è stato proprio Luigi detto Gigi Riva. Ma tuono era quello della potenza del tiro che dirigeva il pallone verso la porta avversaria. A partire da un’infanzia difficile con la perdita del padre, la vita in un collegio di suore molto rigide e la successiva scomparsa, a sedici anni, della madre, vengono seguite tutte le tappe, trionfali ma anche dolorose con incidenti fisici gravi, della carriera di un ragazzo ‘punito’ con la cessione a una squadra sarda.

Sì, perché nei lontani anni Sessanta la Sardegna era considerata la terra del banditismo e dei sequestri e la prima sensazione era quella di doversi recare in una regione pericolosa. È da qui che prende le mosse l’altro aspetto che eleva questo documentario da semplice, per quanto qualitativamente rilevante, film su un campione sportivo a riflessione ampia e approfondita su una regione, sulla sua cultura e sulla sua passione per un ‘varesotto’ diventato a tutti gli effetti un sardo tanto da rifiutare offerte anche allettanti (e documentate) di cessione a squadre del Nord Italia.

Un racconto intimo, dello sportivo e dell’uomo Gigi Riva. Ha vinto un premio ai Nastri d’Argento, In Italia al Box Office Nel nostro cielo un rombo di tuono ha incassato 189 mila euro.