Negli ultimi mesi un numero crescente di piccole imprese — dai traslocatori ai ristoratori, fino ai negozi locali — ha denunciato un nuovo tipo di truffa digitale: l’estorsione tramite recensioni false.
Truffatori coordinati inondano i profili Google di attività commerciali con recensioni a una stella, abbassando in poche ore la reputazione online dell’azienda. Poi contattano i titolari su WhatsApp o Telegram, chiedendo pagamenti — spesso intorno ai 100 dollari per recensione — in cambio della rimozione dei commenti negativi.
Per rispondere a questa ondata di ricatti digitali, Google ha lanciato uno strumento ufficiale di segnalazione, dedicato ai commercianti che subiscono attacchi coordinati.
Il nuovo modulo, disponibile su Google Maps for Business, consente alle aziende di denunciare direttamente i tentativi di estorsione, fornendo prove e documentazione utile alle indagini.
Come funziona il modulo di segnalazione
Secondo Google, la nuova funzione consente ai titolari di attività registrate su Google Maps di:
- segnalare recensioni sospette riconducibili a comportamenti di estorsione;
- allegare screenshot di chat, email e transazioni;
- richiedere la rimozione prioritaria delle recensioni fraudolente.
Una volta ricevuta la segnalazione, i team di Trust & Safety di Google analizzano i dati e — se la truffa viene confermata — rimuovono le recensioni false e bloccano i profili responsabili.
“Gli attori malintenzionati cercano di aggirare i nostri sistemi di moderazione e inondano i profili con recensioni a una stella. Ora i commercianti avranno uno strumento diretto per difendersi”,
ha spiegato Laurie Richardson, vicepresidente di Trust & Safety di Google.
Recensioni come arma di pressione economica
Il fenomeno, inizialmente sporadico, ha assunto proporzioni globali.
Diverse aziende di New York, Londra e Milano hanno segnalato attacchi provenienti da numeri telefonici basati in Pakistan e Bangladesh, dietro cui si celano reti organizzate di truffatori.
In un caso documentato da CBS News, un concessionario d’auto newyorkese ha visto la propria valutazione scendere da 4,9 a 4,1 stelle in un solo giorno, dopo 20 recensioni fraudolente. Quando ha provato a contattare uno dei numeri indicati, il truffatore ha chiesto migliaia di dollari minacciando di pubblicare “15 nuove recensioni al giorno” fino al pagamento del riscatto.
Per le piccole attività, la reputazione online è spesso l’unico canale di fiducia con i clienti.
Un’ondata di recensioni negative può:
- ridurre drasticamente le visite e le prenotazioni;
- compromettere la visibilità nelle ricerche locali;
- danneggiare la credibilità del marchio nel lungo periodo.
Ecco perché Google invita i titolari a non interagire mai con gli estorsori.
Pagare, infatti, non solo non garantisce la rimozione delle recensioni ma incoraggia nuovi attacchi.
L’unico comportamento corretto, spiega l’azienda, è documentare tutto (screenshot, conversazioni, ricevute) e usare il modulo di segnalazione per attivare l’assistenza ufficiale e le forze dell’ordine.
L’annuncio di Google arriva in un contesto più ampio di preoccupazione globale sulle frodi digitali.
Un recente report di Reuters ha rivelato che circa il 10% dei ricavi pubblicitari di Meta nel 2024 — pari a 16 miliardi di dollari — proveniva da annunci che promuovevano prodotti falsi o truffe ad alto rischio.
La linea che separa la pubblicità fraudolenta dalle recensioni manipolate si fa sempre più sottile: entrambe sfruttano la fiducia degli utenti nei sistemi di reputazione online per generare profitti illegali o ricatti.
Questo nuovo strumento non è solo una misura tecnica, ma anche un passo verso una cultura di sicurezza digitale diffusa.
Le aziende possono rafforzare la propria protezione adottando alcune buone pratiche:
- monitorare regolarmente le recensioni su Google Maps;
- impostare avvisi automatici per variazioni improvvise del punteggio;
- conservare le prove di eventuali contatti sospetti;
- segnalare i tentativi di estorsione anche alle autorità competenti.
Google sta inoltre migliorando i propri algoritmi di rilevamento automatico, addestrandoli a identificare schemi anomali come recensioni duplicate o pubblicate in massa in tempi ravvicinati.
L’ecosistema digitale, tuttavia, resta fragile.
Per vincere davvero la battaglia contro le recensioni false servirà collaborazione tra piattaforme, utenti e autorità, e soprattutto una maggiore consapevolezza del valore — e della vulnerabilità — della reputazione online.
