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Violenza donne, cautela su Signal For Help: non va bene per tutte

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Pollice piegato e quattro dita della mano tese verso l’alto, quindi chiuse a pugno, due, tre, quattro volte: è il Signal for Help, segnale d’aiuto ben noto alle donne canadesi.

Ora anche le italiane stanno imparando a conoscere questa muta richiesta di soccorso grazie a un video lanciato da Giuditta Pasotto, 40 anni e tre figli, fondatrice dell’associazione per genitori single Gengle.it. Proposto nell’aprile 2020 dalla Canadian Women’s Foundation dopo l’impennata di violenze nel lockdown, il segno del quattro è diventato virale in Rete.

L’associazione D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) ritiene di estrema importanza evidenziare i messaggi corretti rispetto alla violenza maschile sulle donne e a come le donne devono chiedere sostegno, per questo invitiamo alla cautela nella diffusione del video Signal for help, che ha invaso le chat e i social negli ultimi giorni”, ha spiegato. “Signal for help, il segno della mano dinamica ideato dalla Canadian Women’s Foundation, presuppone che la persona che lo vede conosca la donna e sia in grado di fornire informazioni precise”, ha aggiunto Veltri.

Il Signal for help infatti non è stato studiato per essere usato in modo generico, come si vede in alcuni video impropri che circolano su chat e su Web e che non sono stati realizzati dall’associazione canadese che lo ha creato. Il gesto della mano è stato ideato in occasione del primo lockdown, quando molte donne si sono trovate chiuse in casa con compagni e mariti violenti, ed è pensato per essere usato principalmente in una videochiamata o videoconferenza per avvertire della situazione di pericolo qualche conoscente. Non fa attivare in automatico nessun protocollo.

In caso di situazioni di violenza quindi è sempre bene rivolgersi alle strutture competenti. “I centri antiviolenza restano presidio cardine per supportare una donna in situazioni di violenza, senza esporla a pericoli e rispettandone l’anonimato, anche a distanza”, ha sottolineato Veltri, aggiungendo “però i centri non possono essere lasciati soli, intorno ai centri deve funzionare un sistema che riconosca la violenza come un problema strutturale, e che si impegni in maniera coerente per la sua prevenzione e il suo contrasto”.

In caso di necessità, i numeri a cui rivolgersi sono:

  1. il numero unico di emergenza 112;
  2. il numero antiviolenza stalking nazionale 1522 (attivo 24 su 24 tutti i giorni);
  3. i centri antiviolenza Dire in tutta Italia segnalati sul sito dell’associazione

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