Il silenzio delle campane cimiteri

Il silenzio delle campane | Cimiteri

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Le campane sono il cuore pulsante di una comunità, ma durante la Seconda Guerra Mondiale questo battito si spense in tutta Europa. Il silenzio delle campane in tempo di guerra fu imposto dai regolamenti in alcuni luoghi e dalla confisca in altri.

La pratica di confiscare e trasformare le campane delle chiese in strumenti di guerra non era una novità, nemmeno per gli eserciti della Prima Guerra Mondiale. Nel maggio 1915 iniziò una campagna per la donazione volontaria delle campane delle chiese; erano disponibili per la fusione solo campane del XIX e XX secolo che si esaurirono nel maggio 1917. Secondo una lunga tradizione militare europea, i comandanti di artiglieria avevano diritto alle campane degli insediamenti conquistati. Nel corso della Prima Guerra Mondiale, la stima delle campane fuse è di 65mila, per un peso totale di 21mila tonnellate di metallo.

Tra il 1939 e il 1945, oltre 175mila campane in tutta Europa furono confiscate dalla Germania nazista. Furono trasportate in punti di raccolta, noti come Glockenfriedhöfe (cimiteri di campane), il più grande dei quali ad Amburgo. Circa 150mila furono consegnate alle fonderie e fuse per produrre munizioni e armamenti. 

Campane – Altri cimiteri

C’erano cimiteri di campane soprattutto vicino alle fonderie. Alla fine della guerra le campane accanto alla sede di Veddel furono depositate nei seguenti punti di raccolta: 

I cosiddetti cimiteri delle campane, dove venivano seppellite prima di cadere vittime della distruzione, avevano qualcosa di indicibilmente malinconico. Di solito la campana suonava di nuovo nel momento in cui veniva distrutta, come se avesse emesso il suo ultimo lamento.

Kurt Kramer, massimo esperto di campane

I nazisti classificarono le campane in quattro gruppi, dalla A alla D, in base al loro valore storico-culturale. Le campane del gruppo A erano state fuse nei novant’anni precedenti e quindi generalmente considerate prive di valore. Furono le prime a essere distrutte. Quelle del gruppo B venivano inviate alla fusione solo se necessario. I gruppi C e D rappresentavano campane di valore storico: quelle del gruppo C venivano messe in attesa di essere esaminate dagli esperti per verificarne il valore culturale, mentre quelle del gruppo D, che comprendevano le campane medievali i cui rintocchi non erano considerati moderni, erano protette.

La confisca delle campane aveva unicamente il fine di produrre munizioni e armamenti o c’era dell’altro? Poteva forse dipendere dalla necessità di eliminare le frequenze emesse dalle campane? Certamente era già ben noto quanto il suono e certe frequenze fossero molto importanti per gli esseri umani.

Alla fine del conflitto, erano circa 25mila le campane sopravvissute che giacevano abbandonate nei Glockenfriedhöfe. Nel 1947, le autorità alleate istituirono un comitato chiamato Ausschuss für die Rückführung der Glocken (ARG), il cui obiettivo era salvaguardare le campane rimaste e coordinarne la restituzione alle rispettive parrocchie. L’ARG fu coinvolto nella restituzione delle campane solo nelle zone di occupazione francese e sovietica.

Il totale delle campane smontate e fuse nel periodo bellico fu di 102.500. Alla fine della guerra, nei cimiteri delle campane, ne rimanevano ancora 10.000.

La restituzione delle campane confiscate negli ultimi anni della guerra nei territori occupati (Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria) fu supervisionata dalle potenze occupanti. Un apposito comitato si incaricò di riconsegnarle alle chiese di provenienza. Non pervenne alcuna richiesta dall’Est Europa, dove si considera la campana un residuo passatista.