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Il caso di Asia: La bimba malata di tumore derisa dagli hater

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Il problema degli hater: Una realtà minoritaria ma distruttiva

Asia, una bambina di 14 anni affetta da un tumore al rene, ha ricevuto un messaggio dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un messaggio che, in un mondo civile, non avrebbe mai dovuto raggiungerla. Mattarella ha scritto alla giovane con l’intento di confortarla dopo che era stata oggetto di crudeli attacchi sui social media. Le parole che le sono state rivolte sono raccapriccianti: “‘Sta pelata”, “Non ti odio ma lo sai che le persone sono tue amiche solo per il cancro di Wilms o cosa hai?”, “Spero che ci rimani, in ospedale” e altre simili atrocità.

Recentemente abbiamo assistito a episodi di persone che, invece di prestare soccorso ai feriti di un incidente stradale, si facevano selfie accanto a loro. Abbiamo letto degli insulti rivolti in rete a Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio. Sono tutti esempi di una società che sembra sempre più disumanizzata.

Va detto chiaramente: gli hater sono pochi. Sono una minoranza rumorosa che diffonde odio e frustrazione, ma non rappresentano la maggioranza degli italiani. Tuttavia, la loro violenza verbale e la loro sfrontatezza li rendono appetibili per i media, che spesso amplificano il loro messaggio di odio, facendolo sembrare il pensiero dominante. Questa dinamica rischia di trasformare il linguaggio dell’odio, praticato da pochi, in una percezione generalizzata del pensiero comune.

Gli Effetti Del Linguaggio di Odio Sulla Società

La dittatura delle minoranze si afferma così: con l’egemonia del linguaggio estremo, che schiaccia la cultura del dialogo e della complessità, la pacatezza e il riferimento a valori umani fondamentali. Gli hater, spesso nascosti dietro pseudonimi ridicoli e un anonimato vile, insultano bambine malate e donne sopravvissute ai campi di sterminio. Sono pochi, ma possono fare molto male. Ecco perché l’intervento di Mattarella è stato così importante.

Gli hater possono distruggere vite umane. Chi finisce sotto il loro tiro è completamente solo. È possibile che chi ha scritto quei messaggi a una ragazzina malata continui a usare i social media? Non dovrebbero essere banditi? Non si tratta di limitare la libertà di espressione, ma di combattere la violenza pura.

La Cultura Dei Social Media e Il Suo Impatto

Dopo quasi vent’anni dalla comparsa dello smartphone e dell’irruzione dei social media, è lecito chiedersi se il mondo sia migliorato. Non parliamo della rete in generale, che ha sicuramente aspetti positivi, ma dei social media. Siamo diventati più accoglienti, tolleranti, aperti al dialogo, informati e colti? O forse, per usare una delle parole chiave del mondo digitale, siamo diventati più “amici”?

Claudio Mencacci, psichiatra e co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, ha recentemente dichiarato che l’uso degli smartphone e dei social media provoca alterazioni nei processi di sviluppo dei bambini e degli adolescenti. Negli ultimi dieci-dodici anni, con l’introduzione degli smartphone, i problemi di salute mentale tra i giovani sono aumentati significativamente. Questo incremento di disturbi psicopatologici colpisce il 14% dei bambini in età scolare e il 16-20% degli adolescenti. Solo le relazioni reali, non quelle virtuali, permettono una crescita equilibrata.

La Necessità Di Un Cambiamento Culturale

È giunto il momento di porsi delle domande fondamentali sulla nostra cultura. La sofferenza psichica dei giovani è insostenibile e non va sottovalutata. Non possiamo permettere che pochi hater distruggano la vita di persone vulnerabili. Il nostro compito è di parlare di questi problemi, di affrontarli, senza urlare, ma con la calma e la determinazione necessarie per trovare soluzioni efficaci.

L’episodio di Asia, la giovane malata di tumore derisa sui social, è un triste promemoria della necessità di un cambiamento profondo nella nostra società. Solo attraverso una cultura di rispetto, dialogo e umanità possiamo sperare di costruire una società più giusta e solidale.