Indifferenti o Impotenti: Giovani spaesati di fronte alla guerra

giovani spaesati di fronte alla guerra arresto per Netanyahu e vertici di Hamas

La domanda che sorge spontanea è se i giovani, spaesati, si approccino alla guerra in modo diverso rispetto agli adulti. Sembra che, indipendentemente dall'età, l'approccio alla guerra sia segnato da un senso di distacco e impotenza. Gli adulti e i giovani condividono lo stesso senso di anestesia emotiva di fronte a eventi bellici, in un processo di assuefazione che rende il dolore e la sofferenza distanti, quasi irreali.

Gli adulti, tuttavia, hanno vissuto periodi storici diversi, con un impatto differente delle guerre sulle loro vite. I giovani, invece, sono cresciuti in un'era digitale in cui le informazioni sono abbondanti ma spesso superficiali. L'accesso alle notizie non è più mediato dai giornali, ma avviene attraverso i social media, che frammentano e decontestualizzano l'informazione. Questo cambia radicalmente il modo in cui la generazione "post edicole" percepisce e discute degli eventi bellici.

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La Guerra Vista dai Giovani

Per comprendere meglio come i giovani percepiscono la guerra, Sofia Sossai ha condotto un sondaggio nel suo liceo a Conegliano, che comprende cinque indirizzi: classico, scientifico, scienze applicate, musicale ed economico-sociale. I dati raccolti rivelano informazioni cruciali su come i giovani si informano e discutono della guerra.

Il sondaggio ha coinvolto 405 studenti su un totale di 1113, risultando in un campione rappresentativo della popolazione studentesca. Emerge che il 44.7% degli studenti si tiene poco informato sulle guerre in corso, mentre il 43% si dichiara abbastanza informato. Solo una piccola minoranza si informa molto o per niente.

La ragione principale dell'eventuale disinteresse è attribuita al modo in cui la guerra è raccontata (56.8%). Questo dato suggerisce che il metodo di divulgazione delle informazioni giochi un ruolo fondamentale nell'attenzione che i giovani riservano alla guerra. I social media (69.6%) e la televisione (67.2%) sono le principali fonti d'informazione, seguiti dalla famiglia (40.5%).

Ma quali sono gli altri temi di attualità che rapiscono l'interesse dei giovani? Il cambiamento climatico è riconosciuto come il tema più rilevante al momento (45.2%), seguito dalla parità di genere (21%). Il 19.8% dei giovani, invece, non si infervora per nessun tema di attualità, segno di una generale apatia verso le questioni sociali e politiche.

Una delle domande più interessanti del sondaggio riguarda la frequenza con cui i giovani discutono di questioni geopolitiche con i propri coetanei. Il 60% risponde di parlarne poco, il 28.4% per nulla, il 9.1% abbastanza e solo un misero 2.5% molto. Questo dato evidenzia un interesse isolato e difficilmente condiviso con gli amici. La famiglia, invece, sembra essere un luogo di confronto più confortevole (47.9%).

Giovani spaesati e impotenti

Quando si chiede ai giovani come esprimerebbero la loro voce di fronte alla guerra, emerge che solo il 23% seguirebbe il consiglio di un sessantottino di scendere in piazza e occupare le scuole. Invece, il 36.3% ritiene che il mezzo più efficace sia postare sui social network. Questo fenomeno di repost, spesso superficialmente legato alle opinioni di influencer, riflette una sorta di militanza digitale priva di profondità e reale competenza.

L'informazione veicolata attraverso i social media è spesso superficiale e frammentata, alimentando un senso di impotenza tra i giovani. Il 53.8% del campione afferma di sentirsi impotente di fronte alla guerra, seguiti dal 45.4% che si sente triste, dal 39.3% indignato e solo il 25.7% arrabbiato.

Appiattimento Social

L'uso predominante dei social media può portare a un appiattimento delle informazioni. Giulia, una delle intervistate, afferma: "Non so quanto l'interesse sia davvero serio se uno si informa sui social. Ti è capitato il post e l'hai letto, ma non sei andato tu a cercarlo." Quest'affermazione riflette il problema della superficialità dell'informazione nei social network, dove argomenti di grande rilevanza sono posti sullo stesso piano di contenuti banali.

Margherita aggiunge: "Sui social è tutto posto sullo stesso piano: la crisi della fame a Gaza, le paperelle che cantano, il vicino di casa che fa la battuta sul pollo… non c’è gerarchia, scrollando passi da un video all’altro come se nulla fosse." Questo processo di decontestualizzazione mina la capacità di analizzare criticamente le informazioni e riduce il loro impatto emotivo.

Ludovico tenta di spiegare il disinteresse sulla base dell'esperienza scolastica: "Della guerra in Ucraina se n’è parlato perché c’era paura di una mobilitazione e perché era vicina a noi. Però una volta capito che oltre alle conseguenze economiche non avrebbe avuto altri effetti sulla vita di tutti i giorni, è iniziata a scomparire dalle discussioni."

La visione dei giovani, ormai spaesati, sulla guerra è complessa e multilaterale. Mentre alcuni dimostrano un reale interesse e un desiderio di partecipare attivamente, molti altri si sentono spaesati e impotenti. Il predominio dei social media come principale fonte d'informazione contribuisce a un approccio superficiale alle questioni geopolitiche. Tuttavia, esistono anche giovani che scelgono percorsi più impegnativi, come l'accademia militare, indicando che non tutto è perduto in termini di coinvolgimento attivo. Il dibattito sull'informazione e sull'educazione rimane aperto, e solo attraverso una maggiore profondità di analisi e un rinnovato impegno civico è possibile contrastare il senso di spaesamento che pervade la generazione attuale.

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