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⁣Contagio. Dalla peste al Coronavirus: il libro di A. Meluzzi e W. Pasini

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La casa editrice Vallecchi di Firenze pubblica Contagio. Dalla peste al coronavirus (2020, pp. 192 pp., 10 euro) di Alessandro Meluzzi e Walter Pasini, riflessione quanto mai attuale su come nel corso dei secoli le epidemie, dalla peste al SARS-CoV-2 (acronimo dall’inglese Severe Acute Respiratory Syndrome CoronaVirus 2), abbiano sempre segnato passaggi epocali nella cultura e nella società, oltre che nella scienza e nella medicina.

Infatti, se non fossimo animali sociali il contagio si arresterebbe, perché senza un ospite il patogeno non attecchirebbe e non sopravvivrebbe. In questo senso, non risulta soltanto difettosa la natura umana ma persino la sua cultura, che ci rende vulnerabili. Dobbiamo metterci in testa, che siamo tutti vettori che veicolano potenzialmente patologie. Purtroppo il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 ha un’alta potenzialità, quindi non possiamo sapere, in assenza di test scientifici, se siamo portatori sani o immuni al virus, che potrebbe infettare e nuocere ad altre persone, rendendoci complici della loro morte.

Alessandro Meluzzi, psichiatra, criminologo, saggista, accademico, politico e personaggio televisivo e Walter Pasini, epidemiologo, hanno diviso il testo in tre parti:

  1. La prima parte prende in esame la storia delle epidemie e delle pandemie che hanno colpito l’umanità fin dalla guerra del Peloponneso nel V secolo a.C., analizzando quali rimedi l’uomo ha tentato di opporre ai patogeni e quali cambiamenti sono intervenuti in seguito alla scomparsa dell’epidemia in ambito politico, religioso, sociale, culturale e scientifico.
  2. La seconda parte riguarda le connessioni psicologiche conseguenti all’apparizione del nuovo Coronavirus causa della COVID-19. Paura di morire, paura di un nemico invisibile e vorace, terrore di perdere i propri cari sono emozioni che modificano il comportamento presente e probabilmente modificheranno anche l’atteggiamento sociale del futuro. Eravamo felici prima e non lo sapevamo, non ce ne rendevamo conto, perché davamo tutto per scontato, ahimè: andare a teatro, al cinema, ai concerti di musica, frequentare musei.
  3. Nella terza parte, Meluzzi e Pasini si sono concentrati su un concetto filosofico astratto, che comunque ha ripercussioni estese sulla realtà: la biopolitica, che decide vita e morte dei cittadini di tutto il mondo.

Gli autori cercano di dare risposte alle domande, che tutti ci poniamo:

Quali misure sono state prese per salvare la vita della popolazione durante la pandemia? Sono state misure adeguate ed efficienti? C’è stato un programma prestabilito e celere delle misure adottate?

L’Italia in effetti aveva un piano pandemico, ma datato. Fino al gennaio 2020 quello che avremmo dovuto vivere, i tanti morti, il lockdown, si poteva leggere in un libro di fantascienza o in un film targato USA, di quelli catastrofici che fanno dire mentre si guardano: “Meno male che è solo un film…”.

Eppure avremmo potuto intuire che i virus sarebbero stati più potenti e difficili da combattere a causa del cambiamento climatico.

Adesso l’unica speranza per gli abitanti del Pianeta è il vaccino, vaccinare in massa, nel più breve tempo possibile, mentre è stato appena approvato dal Governo Draghi il nuovo Decreto Legge, che stabilisce che dal 15 marzo al 6 aprile scompaiono le zone gialle e si va in rosso con un’incidenza settimanale superiore a 250 casi per 100mila abitanti. Quindi nuove restrizioni per la recrudescenza del virus e delle sue nefaste varianti, le quali continuano a mutare nei vari passaggi tra persone infettate.

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